Le sfide mancate della sinistra – Civati

Le sfide mancate della sinistra – Civati

feb 20, 2012

Intervista a Giuseppe Civati a cura della redazione La Prospettiva (www.laprospettiva.eu)

1) Rispetto al Governo Monti si tende a parlare di sconfitta della politica. In realtà sembra più una crisi di quei modelli previsti dalla Costituzione, fondati sui Partiti come luoghi di aggregazione e partecipazione.

La crisi del sistema dei partiti non nasce oggi, viene da lontano e nessuna forza politica, soprattutto tra quelle in Parlamento, ha lavorato per porsi il problema fino in fondo. Basta pensare al dibattito sulle primarie, tutto sulla difensiva, anziché cogliere l’occasione per porre le questioni in maniera coraggiosa. Poi ovviamente non si risolve tutto con le primarie ma il tema di come si costruisce dal basso verso l’alto è ad oggi un elemento trascurato. Monti è la scritta the end di una stagione politica. Resta da capire cosa fare, dando la giusta rilevanza al tema della rappresentanza, oggi sottovalutato. La politica vive in circuiti molto chiusi e resta spiazzata da chi sa rappresentare una leadership, come è nel caso di Monti, che è riuscito a far accettare l’idea di rinunciare alle elezioni, anche se ciò si è determinato per mille motivazioni.

2) In crisi sono le forme dei partiti o i contenuti su cui si costruisce la politica nel nostro Paese?

E’ un problema sia di forma che di contenuti, anche se il tema più grave è quello della sostanza, con una politica italiana incapace di trasmettere messaggi di fondo alla collettività. Questo ha una ricaduta anche sulle forme, sono due aspetti che si tengono sempre insieme. I cittadini oggi fanno politica fuori dalla politica, sia nel quotidiano sul proprio territorio, sia con movimenti di maggiore rilievo (come è stato per i referendum).

C’è stata la scorciatoia della Lega, che per un periodo ha dato l’impressione di funzionare, con la rappresentanza territoriale in forma localistica. Anche questa oggi sembra arrivata al capolinea.

3) Non si vedono grandi speranze all’orizzonte per quanto riguarda i partiti, mentre si registrano segnali positivi in molte amministrative (che hanno confermato gli esiti referendari su acqua e nucleare).

La sinistra avrebbe bisogno di iniezioni di prospettive, per dire dove si va, non nel contingente ma nella ricerca di un disegno più progettuale. Anche il centrosinistra quando è stato al governo non ha dimostrato di esserne capace: sembrava perso in un’eterna contrattazione all’interno invece che impegnato a dare messaggi all’esterno.

La sinistra è ancora troppo gerarchica, vive forme di partitismo senza partito. Basta pensare a come ha guardato alla rete la politica istituzionale, fino a Pisapia almeno. C’è un impianto culturale che manca, quel muoversi a filo d’erba per lanciare un messaggio che poi sia capace di alimentarsi con il consenso dei molti e la partecipazione. Gli unici che hanno fatto questa cosa sono stati in alcuni casi i Radicali.

Non abbiamo saputo raccogliere la sfida del web. La sinistra, tolte alcune eccezioni, è rimasta televisiva, perdendo di capacità anche in questo ambito.

4) Non c’è un problema legato anche alla continua ricerca di alleati verso il centro da parte di molte componenti della sinistra (soprattutto parlamentare)? Renzi ha rappresentato perfettamente questa fuga a destra.

Con Renzi ho provato a fare il centrosinistra, a ipotizzare un Partito Democratico di nuova generazione che rispondesse a logiche di partecipazione, Il PD è un progetto che vuole collocarsi in un centrosinistra riformista, anche se non ha funzionato benissimo ad oggi. Il tentativo Renzi-Civati è stata però una costruzione politica in cui si è guardato al passato prossimo anziché al futuro anteriore.

La questione vera è che non si ragiona di modello di sviluppo, di quali scelte economiche fare. Trovo sconcertante, in maniera negativa, che la sinistra si sia posta tardivamente la questione della distribuzione della ricchezza, così come il fatto che la patrimoniale sia stata tirata fuori da ambienti lontani rispetto alla sinistra. Altrettanto incredibile è che l’ambientalismo sia residuale in Paese come il nostro, vista anche la tradizione che abbiamo rispetto a certe battaglie. Abbiamo guardato al Mediterraneo con lo sguardo dei padani, anziché lavorare sull’interesse alla creazione di uno spazio commerciale nell’area. Questi non sono argomenti da sinistra radicale. Diventano radicali perché nessuno se ne occupa.

Si tratta di fare un’operazione culturale, per evitare che i ceti moderati si collochino in altre caselle rispetto al centrosinistra.

La vera domanda da farci è: qual è il centrosinistra? Questa risposta non la dà nessuno, mentre ad un anno dalle elezioni ne avremmo bisogno, anche movimentando la foto di Vasto, tenendo conto che le somme non funzionano in maniera automatica.

Si tratta di avere un progetto complessivo ed oggi nessun leader si è dimostrato capace.

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